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ma la qualità in editoria paga?

Nei mesi scorsi ho scritto qui, e anche qui, sulla sconcertante quantità di errori, sviste e refusi contenuti nei tre volumi sinora usciti per Feltrinelli dell’autobiografia di Karl Ove Knausgård, ovvero La morte del padre, Un uomo innamorato e L’isola dell’infanzia. Grazie alla sua scrittura complessa, maniacale, incredibilmente dettagliata, alle ripetizioni e descrizioni di tutti quei freddi e norvegesi paesaggi estivi, Karl Ove ci permette di entrare nel suo mondo, e ci rende partecipi di ogni sua nevrosi e angoscia. Insomma, lui scrive bellissime e lunghissime frasi labirintiche, periodi dalla sintassi colloquiale ma oltremodo stratificata, per cui non perdere il bandolo è oggettivamente complicato.
Invece nell’edizione italiana accade che talvolta questo periodare, sempre sull’orlo del precipizio grammaticale, si faccia insensato. E nella lettura questa improvvisa insensatezza si trasforma in un fallimento: l’interruzione della lettura stessa, la ricerca del senso e dell’errore, l’ipotesi: ma che diavolo voleva dire, lui, qui? Continua a leggere

le parole sbagliate

“Hotel si scrive con una l. Lo so. L’ho visto in un libro, quindi sono sicurissimo”.
Karl Ove, Knausgård, L’isola dell’infanzia

Tra le tante storie che mio padre raccontava a me e ai miei fratelli quando eravamo piccoli, c’era quella di Mitridate re del Ponto il quale, nel timore di venire avvelenato dai nemici, si fece somministrare dal proprio medico, praticamente per tutta la vita, un cocktail di sostanze tossiche in dosi sempre maggiori, in modo che il suo organismo si abituasse e ne divenisse immune. Il trattamento ebbe un tale successo che quando infine il re decise di suicidarsi fu costretto a farsi trafiggere con una spada, perché i veleni non avevano più alcun effetto su di lui. Dal nome di questo fantastico personaggio, uomo tra l’altro coltissimo e poliglotta (a quanto pare conosceva almeno una ventina di lingue), deriva il termine mitridatismo, ovvero l’assuefazione al veleno. Continua a leggere

la morte dell’editing

Il mese scorso ho tradotto, per un editore con cui lavoro, un breve pezzo dello scrittore norvegese Karl Ove Knausgård.Knausgard Non avevo mai letto niente di suo, anche se sapevo che era uscito da poco in italiano il primo di molti volumi forse autobiografici, ma non ne ero attratta né incuriosita, se non per il titolo: La morte del padre.
E invece, mentre traducevo quel brano di un’unica cartella mi sono resa conto che Karl Ove aveva molte cose da dire e soprattutto che queste cose mi interessavano. Continua a leggere