Richard Ford, google e i misteri svelati

Quest’anno sono partita per le vacanze un po’ affannosamente, perché ho avuto molto da fare fino all’ultimo, il che significa che in pratica non ho portato via quasi niente da leggere. Ma in una piccola libreria di mare, a dire la verità ormai un po’ saccheggiata dai turisti (è la fine di agosto), ho trovato diversi romanzi di Richard Ford, scrittore che non avevo mai letto ma di cui mi aveva parlato con entusiasmo a suo tempo (e cioè una decina di anni fa) la mia collega Adelaide Cioni, che stava traducendo uno dei suoi libri.
Indecisa tra i due più lunghi, che erano Canada e Il giorno dell’Indipendenza, ho scelto quest’ultimo, il secondo di una trilogia (in libreria c’erano anche gli altri, che sono Sportwriter e Lo stato delle cose, ma iniziare da metà non mi sembra una cattiva idea, ti dà una panoramica complessiva e poi puoi sempre decidere, se ti piace, di leggere anche il primo e il terzo). Tra l’altro è il libro, tra quelli di Ford, che ha vinto sia il Pulitzer sia il Pen/Faulkner Award.

In poco meno di cinquecento pagine Il giorno dell’Indipendenza ci racconta che cosa fa Frank Bascombe, agente immobiliare, divorziato, padre di due figli, uno dei quali a quanto pare piuttosto problematico, nel fine settimana del Quattro Luglio 1988, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali che vedono contrapposti Bush (padre) e Michael Dukakis.
Sono più o meno a metà libro, e mi sta piacendo davvero molto, perché (a meno di colpi di scena) è uno di quei romanzi apparentemente senza trama e senza azione ma densissimi sia di  significato sia di dettagli. E personalmente ammiro e amo molto gli scrittori che si soffermano sui dettagli, che nelle descrizioni ti danno il quadro completo, in cui non manca proprio niente. Loro hanno la scena davanti agli occhi e te la porgono, così come la vedono. Sono precisi, forse anche un po’ maniacali. E a me questo piace, anche perché lì, in quei dettagli, in quella complessità, si cela quello che l’autore vuole dire. Il significato di cui dicevo.

Il che mi porta infine a ciò di cui vi volevo parlare, e cioè al fatto che nella traduzione che sto leggendo, davvero molto vivida e divertente e piena di fantasia, realizzata da Luigi Schenoni, il gusto per il dettaglio scivola talvolta, in certi punti, in frasi che appaiono piuttosto incomprensibili.
Come quella che segue, in cui Ford descrive una strada che costeggia un litorale sabbioso e affollato di gente. Il protagonista vede la scena dalla casa della sua amante, e così la descrive (il libro è in prima persona):

«Qui i marciapiedi bollenti sono pieni di adolescenti desiderose e magre, in bikini, che aspettano in fila adulazione dall’acqua salata e coni di neve, mentre sulla spiaggia i palchi dei bagnini sono occupati da fusti e fuste muscolosi che, con le braccia conserte, fissano pensosamente le onde».

Il giorno dell’Indipendenza è del 1995, la traduzione di Schenoni è uscita un anno dopo. Internet, come lo conosciamo noi, praticamente non esisteva (Google, per dire, ha visto la luce nel 1997).
Siccome adesso invece siamo nel 2016, grazie a Google Books posso facilmente leggere la frase originale, che suona così:

«Here the baked sidewalks are cluttered with itchy, skinny bikini’d teens waiting on line for saltwater taffy and snow cones, while out on the beach the wooden lifeguard stands are occupied by brawny hunks and hunkettes, their arms folded, staring thoughtlessly at the waves».

E grazie a Google Research posso altrettanto facilmente scoprire che le saltwater taffy sono delle caramelle tipiche del New Jersey (ebbene sì, siamo proprio nel New Jersey), e che gli snow cones sono delle granite servite in piccoli coni di cartone, e si vendono sulle spiagge. È piuttosto chiaro allora che le ragazzine sono in fila ad acquistare dei dolciumi. Grazie a Internet la frase diventa ovvia e comprensibile e logica, ogni cosa torna perfettamente al suo posto, il senso ci viene restituito nella sua pienezza.

Schenoni queste cose non poteva saperle, non riesco neppure a immaginare, io che faccio il suo stesso lavoro vent’anni dopo, come avrebbe dovuto comportarsi lui di fronte alla miriade di sconosciuti e misteriosi dettagli così tipicamente americani che costellano questo libro. Ma sono convinta che abbia fatto del suo meglio, una maggiore precisione secondo me era onestamente impossibile. E se anche fosse stata possibile qui, certamente non altrove, certamente non ovunque.
Internet ci ha svelato il mondo, ci ha regalato la precisione, ci ha dato questa grande libertà, che è anche tuttavia, in qualche modo, una piccola schiavitù, perché non possiamo più permetterci neppure il più piccolo e insignificante mistero. Ogni cosa, ormai, è svelata.