il refuso nell’occhio

In un precedente post vi parlavo dell’importanza della scelta delle parole, anche e soprattutto delle singole parole, quando si traduce un testo. E per fare degli esempi vi citavo un 075_IR43_2014-3articolo in cui avevo notato due bizzarri errori di traduzione. La cosa che sempre mi incuriosisce e mai mi spiego, degli errori di traduzione, è che in genere saltano immediatamente all’occhio di chi legge. E allora perché mai, noi che stiamo traducendo, li facciamo?

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le risposte che non mi hai dato

L’altro giorno leggevo un divertente post di Annamaria Testa sui danni psicologici che un rifiuto, soprattutto in ambito lavorativo (ma arispostenche personale, intendiamoci) può comportare, e come sia possibile sopravvivere a queste delusioni (tipo: mandiamo agli editori il nostro manoscritto ma viene ripetutamente rigettato). Gli esempi e i link riportati nell’articolo erano tratti più o meno tutti da siti stranieri. E sapete perché? Perché in Italia il problema non si pone: in Italia, se mandate in giro una proposta, un’idea, un curriculum, il vostro romanzo, una candidatura per un posto di lavoro, semplicemente nessuno vi risponderà. Continua a leggere

le parole e le cose

Tutti voi ricorderete quella scena di Palombella rossa, ormai entrata, credo, nell’immaginario collettivo, in cpalombella_2ui Nanni Moretti molla uno schiaffo a Mariella Valentini perché parla male. Il grido di dolore di Nanni: “Le parole sono importanti!” è diventato una specie di tormentone, almeno per la mia generazione (ma si spera che continui a esserlo), e se è vero che la lingua va usata bene, ancora meglio la si deve impiegare quando si traduce un testo. Continua a leggere

la morte dell’editing

Il mese scorso ho tradotto, per un editore con cui lavoro, un breve pezzo dello scrittore norvegese Karl Ove Knausgård.Knausgard Non avevo mai letto niente di suo, anche se sapevo che era uscito da poco in italiano il primo di molti volumi forse autobiografici, ma non ne ero attratta né incuriosita, se non per il titolo: La morte del padre.
E invece, mentre traducevo quel brano di un’unica cartella mi sono resa conto che Karl Ove aveva molte cose da dire e soprattutto che queste cose mi interessavano. Continua a leggere

oliver sacks, la mia vita

Il 19 febbraio 2015 Oliver Sacks ha scritto un articolo sull’approssimarsi della propria morte, pubblicato dal New York Times. Ecco la mia traduzione.

Un mese fa stavo bene ed ero pieno di energie; a ottantun anni nuotavo ancora per un paio di chilometri al giorno. Poi la fortuna mi ha voltato le spalle: qualche settimana fa ho saputo di avere delle metastasi multiple al fegato. Nove anni prima ero stato colpito da un raro tumore, il melanoma osacksculare, e a causa delle radiazioni e del laser necessari a rimuoverlo avevo perso la vista da un occhio. Sebbene questa patologia provochi metastasi all’incirca nel cinquanta per cento dei casi, considerate le caratteristiche del mio tumore le probabilità erano assai minori. Mi ritrovo dunque tra gli sfortunati. Continua a leggere