Archivio mensile:novembre 2015

daniel mendelsohn, gli scomparsi e i sopravvissuti

L’ho preso al volo in libreria l’estate scorsa, a fine agosto, il giorno prima di partire per le vacanze. Ne avevo sentito parlare, ma confesso di averlo scelto soprattutto per le molte pagine: i libri lunghi mi sembrano rassicuranti, perché mi pare che abbiano più cose da dire [non è vero, naturalmente].
Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbHSulle prime non lo capivo: troppi nomi, troppe storie, forse. E tuttavia all’improvviso, da un momento all’altro, la vicenda di questo scrittore americano, appassionato di alberi genealogici, anzi del proprio albero genealogico, e che da anni ricostruisce la storia della sua famiglia ebrea, originaria di «una cittadina chiamata Bolechow […] situata in una località remota un tempo appartenuta all’Austria, poi alla Polonia e a chissà quanti altri paesi», be’, questa vicenda mi ha davvero rapito.
Sì, perché la famiglia della madre di Daniel, gli Jäger, ai primi del Novecento è emigrata negli Stati Uniti. Sono tutti lì, a New York, i discendenti, oppure, soprattutto gli anziani, in Florida. Tutti eccetto uno zio della madre, ovvero un fratello del nonno, l’unico che aveva infine deciso di rimanere a Bolechow: zio Shmiel. E quando scoppia la guerra, cioè la Seconda guerra mondiale, e arrivano i tedeschi, di zio Shmiel, di sua moglie Ester e delle quattro figlie, Lorka, Frydka, Ruchele e Bronia, si perdono le tracce. Continua a leggere

parigi, 13 novembre: l’informazione e il suo controllo

Gli attentati di Parigi di venerdì scorso (era il 13 novembre) offrono uno spunto per fare qualche osservazione sul modo in cui viene percepita, conosciuta e narrata la realtà nel tempo dei social network, cioè il nostro.
Quella notte, e la mattina successiva, sabato 14, le nostre pagine facebook e twitter parlavano quasi esclusivamente di quello che era accaduto poche ore prima, perché noi, così come i nostri contatti, avevamo pubblicato articoli, foto, filmati, e poi anche molti post con le nostre opinioni, impressioni e idee su Parigi.Banksy_CLAIMA20130627_0181_14

Vi ricordate i fatti di Genova, quel famigerato G8 del luglio 2001? In quel periodo non avevo la televisione, e seguii le cronache del famoso e violento corteo del 20 luglio, l’uccisione di Carlo Giuliani e l’assalto alla scuola Diaz nella notte del 21 luglio, unicamente attraverso la radio. Continua a leggere

quello che i bambini imparano a scuola

Sul finire degli anni Ottanta Riccardo Massa, il mio professore di Pedagogia all’università – e poi relatore di tesi – ci insegnava che il Novecento era, tra le altre cose, il secolo del bambino, il quale, per la prima volta, veniva messo al centro di un mondo nuovo: il suo. Fino ad allora i bambini erano stati piccoli adulti, per cui quelli ricchi dovevano tasca_103avelocemente imparare a comportarsi, mentre quelli poveri seguivano prestissimo i genitori nei campi e nelle fabbriche. Nel Novecento la psicoanalisi ci ha spiegato che i bambini hanno desideri, pulsioni e persino una sessualità, e i pedagogisti come Maria Montessori hanno iniziato a sostenere che per educare il bambino gli si dovesse lasciare completa libertà di espressione. Continua a leggere