Archivio mensile:aprile 2015

il refuso nell’occhio

In un precedente post vi parlavo dell’importanza della scelta delle parole, anche e soprattutto delle singole parole, quando si traduce un testo. E per fare degli esempi vi citavo un 075_IR43_2014-3articolo in cui avevo notato due bizzarri errori di traduzione. La cosa che sempre mi incuriosisce e mai mi spiego, degli errori di traduzione, è che in genere saltano immediatamente all’occhio di chi legge. E allora perché mai, noi che stiamo traducendo, li facciamo?

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le risposte che non mi hai dato

L’altro giorno leggevo un divertente post di Annamaria Testa sui danni psicologici che un rifiuto, soprattutto in ambito lavorativo (ma arispostenche personale, intendiamoci) può comportare, e come sia possibile sopravvivere a queste delusioni (tipo: mandiamo agli editori il nostro manoscritto ma viene ripetutamente rigettato). Gli esempi e i link riportati nell’articolo erano tratti più o meno tutti da siti stranieri. E sapete perché? Perché in Italia il problema non si pone: in Italia, se mandate in giro una proposta, un’idea, un curriculum, il vostro romanzo, una candidatura per un posto di lavoro, semplicemente nessuno vi risponderà. Continua a leggere

le parole e le cose

Tutti voi ricorderete quella scena di Palombella rossa, ormai entrata, credo, nell’immaginario collettivo, in cpalombella_2ui Nanni Moretti molla uno schiaffo a Mariella Valentini perché parla male. Il grido di dolore di Nanni: “Le parole sono importanti!” è diventato una specie di tormentone, almeno per la mia generazione (ma si spera che continui a esserlo), e se è vero che la lingua va usata bene, ancora meglio la si deve impiegare quando si traduce un testo. Continua a leggere